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Le
macchie solari.
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ATTIVITÀ
SOLARE - CICLI DELLE MACCHIE SOLARI.
L'energia
solare è strettamente legata a tutti quei fenomeni che
avvengono sulla superficie del Sole e attorno ad essa. È
importante approfondire questo argomento perché, alle varie
facole, protuberanze, granulazioni, pori, tutti fenomeni che hanno
qui origine, una speciale menzione meritano le cosiddette "macchie
solari". Sulla superficie del sole (fotosfera) con una periodicità
di circa 11 anni, appaiono aree scure in numero e dimensioni molto
variabili, nelle quali si osserva una zona centrale (ombra) contornata
da un bordo più luminoso (penombra). Nel loro interno la
temperatura è più bassa rispetto al territorio circostante.
A queste zone scure, sede di intensi campi magnetici, è
stato dato appunto il nome di macchie solari.
Antiche sono del resto le testimonianze sulla loro osservazione
da parte di acuti osservatori cinesi, già diverse centinaia
di anni prima di Cristo. In occidente troviamo un accenno al fenomeno
nelle opere di Teofrasto, filosofo peripatetico greco vissuto
del quarto secolo avanti Cristo. E' necessario però arrivare
fino a Galileo, per ritrovare in seguito tracce importanti su
osservazioni del genere, anche se non mancano documenti anteriori,
che scambiarono tuttavia le macchie per pianeti situati tra il
sole e la terra stessa.
Da allora le osservazioni si sono moltiplicate. Dobbiamo a Schwabe
il merito di aver scoperto che le macchie solari si ripresentano
ciclicamente con un massimo (sole attivo) ed un minimo (sole quieto),
con frequenza di circa dieci-undici anni. Osservazioni ancora
più accurate furono compiute da Wolf, che nel 1848, dall'Osservatorio
di Zurigo, introdusse il numero relativo giornaliero delle macchie,
numero ancora oggi definito "numero di Wolf".
Il numero di Wolf si ottiene contando il numero totale delle macchie
(m) ed il numero dei loro gruppi (g). Se ad ogni gruppo di macchie
si da il numero 10, il numero di Wolf si ottiene dalla formula
R = 10 g + m. Si nota così
che mentre una sola macchia isolata sul disco solare sarà
eguale a numero di Wolf 11, due macchie dello stesso gruppo daranno
numero uguale a 12, mentre se si trovano in gruppi diversi daranno
22.
Tutto questo, come è intuibile, dipende non solo dall'osservatore,
ma anche dallo strumento usato utilizzato per l'osservazione del
disco solare. E' così necessaria l'adozione di un fattore
di correzione per uniformare molteplici osservazioni, compiute
da osservatori e da strumenti diversi.
Si usa anche un altro indice di valutazione che esprime il rapporto
tra l'area solare completa e quella coperta dalle macchie. Ciò
che conta è che tra i due indici di valutazione esista
un rapporto molto stretto. Il più usato, anche nelle stime
ufficiali, rimane comunque quello che utilizza il numero di Wolf.
Le osservazioni sono effettuate ininterrottamente sin dal 1818;
si ha quindi un bagaglio di osservazioni e di conoscenza del fenomeno
lungo quasi duecento anni. Osservazioni accurate furono fatte,
anche da eminenti astronomi, in epoche antecedenti, ma esse, mancando
una valutazione omogenea, non possono essere considerate precise
e pertanto non possono essere utilizzate a fini statistici.
Per mezzo di analisi statistiche compiute su dati attendibili
si è scoperto che il ciclo dell'attività solare,
è all'incirca undecennale, con variazioni di circa un anno.
Per convenzione si è stabilito che un ciclo di attività
solare cominci con un numero minimo di macchie e termini con l'inizio
del minimo seguente. Attualmente, dopo un massimo undecennale
registratosi nel 2002, è cominciato il ciclo calante che
dovrebbe raggiungere i suoi minimi fra parecchi anni.
Dalle
statistiche elaborate sui dati dell’evoluzione dei cicli
delle macchie solari dall'anno 1977 a 1999 si nota molto bene
come di norma si passi dal minimo al massimo di attività
solare in tempi molto più brevi che non dal massimo al
minimo. Le macchie solari sono poi sede di intensi campi magnetici.
Va
inoltre segnalato un fatto curioso, che ancora oggi nessuno è
stato in grado di giustificare con spiegazioni scientifiche attendibili:
si tratta del famoso caso delle macchie solari mancanti, noto
anche come minimo di Maunder, il primo astronomo a scoprirlo e
a descriverlo. Ci sono svariate testimonianze, più o meno
attendibili, che portano a concludere che, negli anni compresi
fra il 1645 ed il 1715, l'attività solare ha subito un
rallentamento vistoso, tale da rendere la superficie quasi del
tutto priva di macchie.
E' oggi chiaro quanto gli aspetti della superficie solare, con
i suoi fenomeni così imponenti nei periodi di massima intensità,
possano avere delle grandi ripercussioni anche sul clima nostro
pianeta. Nei periodi di forte attività delle macchie, si
presentano regolarmente intense tempeste magnetiche, dovute, in
massima parte, all'azione del vento solare. Frequenti anche magnifiche
aurore boreali o australi che si spingono fino a latitudini inconsuete.
Si assiste anche ad intense variazioni, a volte lente, a volte
più rapide, della densità elettronica della ionosfera,
capaci di determinare una anomala propagazione delle onde elettromagnetiche,
specialmente nel campo delle onde corte della radio. O ancora,
variazioni, a volte molto evidenti, nella crescita annuale delle
piante, variazioni studiate oggi dalla dendrologia, un ramo speciale
della biologia botanica. Esistono anche variazioni climatiche
a lungo periodo e variazioni specifiche nei vari fattori meteorologici.
Tutto è però ancora allo studio e non sono state
elaborate teorie sicure.
Anche l'organismo umano sembra essere interessato in molti organi
ed apparati, dall'aumento dell'attività solare. Sono ormai
parecchi gli studiosi che si stanno interessando a questo campo
di ricerca della biologia, così avvincente ma anche così
difficile da esaminare. Lo scienziato russo Tchijewsky pubblicò
già nel lontano 1915 una monografia intitolata "Influenza
periodica del sole sulla biosfera", nella quale
stabiliva un parallelo molto interessante tra i processi fisici
che avvenivano nello spazio (primo fra tutti l'attività
solare) e i fenomeni del mondo vivente, specialmente sulla società
umana.
Le proprie ostinate teorie ed opinioni scientifiche, in contrasto
con quelle ufficiali del tempo, gli valsero, al tempo di Stalin,
perfino la deportazione in Siberia. Lo ripescò Kruscev
nel 1955. Dopo la riabilitazione, il bravo Tchijewsky, si mise
al lavoro su una ponderosa opera intitolata "La
terra nell'universo". Dai suoi lavori e da quelli
di molti altri sembra anche che possa esistere una certa correlazione
tra il ciclo delle macchie solari e lo sviluppo di epidemie, di
suicidi, di episodi acuti cardiovascolari, come l'infarto del
miocardio, delle ischemie e degli ictus cerebrali, delle crisi
anginose, dell'aumento degli incidenti sul lavoro e di quello
prodotti dal traffico automobilistico, degli episodi di agitazione
psicomotoria negli psicotici, delle crisi allucinatorie negli
schizofrenici, nonché di molte guerre e sommovimenti sociali,
come invasioni di popoli, rivoluzioni più o meno estese,
colpi di stato ecc.
Molti ricercatori e studiosi delle varie discipline umane non
sono concordi nel confermare quanto appena descritto. E' tuttavia
molto probabile che l'attività solare possa influenzare
la circolazione generale dell'atmosfera nel suo complesso, con
periodi caratterizzati da maggiori quantità di precipitazione,
durante gli anni precedenti il massimo, oppure caratterizzati
da siccità prolungate in località di norma favorite
da un regime pluviometrico normale, o ancora da inverni rigidi
od estati molto calde, ecc.
Ma tutto rimane ancora in discussione, sia per la scarsa ricerca
in questo campo, sia per il fatto che due secoli di osservazioni
sono ancora insufficienti per poter affermare con un certo rigore
scientifico-statistico, che quanto affermato possa essere veramente
valido.
Il Sole emette anche radiazioni di carattere corpuscolare e non
ondulatorie come quelle di cui ci siamo appena ora interessati.
Queste radiazioni corpuscolari, elettroni, mesoni e fotoni costituiscono
il "vento solare". I corpuscoli di cui è composto
viaggiano a velocità comprese tra i 300 ed 800 Km e sono
espulsi in continuazione dal sole raggiungendo tutti i corpi del
sistema solare.
Studi molto ricercati hanno però dimostrato che non tutta
la radiazione corpuscolare che arriva sulla Terra ha origine dal
sole. Si è anzi scoperto che esistono radiazioni corpuscolari
che arrivano direttamente dal cosmo (radiazioni cosmiche o penetranti).
Arrivano da molte sorgenti sparse nella Via Lattea e anche da
più lontano. Questo tipo di radiazione è fortunatamente
"frantumato" nelle alte regioni della nostra atmosfera,
come accade per la radiazione ultravioletta ad onda più
corta. Se questo non avvenisse, sul nostro pianeta non esisterebbe
vita.
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