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Ipossia
ipossica.
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Qualche accenno sulle conseguenze
indotte dall'esposizione ad alte quote appare opportuno, trattandosi
di situazioni strettamente legate a fattori ambientali come l'altitudine
e la conseguente diminuzione della pressione barometrica, sia
totale che specifica dei singoli gas.
L'ossigeno è fondamentale per l'organismo umano. Vi giunge
mediante l'atto respiratorio ed è trasporato nei vari distretti
dell'organismo umano mediante l'emoglobina contenuta nei globuli
rossi, a cui l'ossigeno si lega.
Durante le ascensioni in alta quota, specie se attuate senza la
necessaria preparazione, si va incontro ad una serie di manifestazioni,
sia fisiologiche che patologiche, quali conseguenza della accresciuta
diminuzione della pressione barometrica i cui effetti si sviluppano
in seguito ad una diminuzione della pressione parziale dell'ossigeno
(PO2). L'esposizione in alta quota provoca la cosidetta anossia
anossica, altrimenti definita ipossia ipossica, che è la
manifestazione sintomatica più importante. Inoltre, per
maggiore chiarezza, l'ipossia ipossica deve essere preliminarmente
distinta da altri quadri sintomatici similari come l'anossia stagnante,
l'annossia istotossica, l'anossia tissutale ecc. che si innescano
su presupposti fisiopatologici diversi.
Gli effetti dell'ipossia ipossica sono svariati con tendenza a
riflettersi su tutte le funzioni organiche.
Salendo di quota la pressione barometrica tende gradualmente a
diminuire, essendo l'atmosfera costituita da un miscuglio di gas
(azoto: 79,04%=600mmHg, ossigeno: 20,93%=160 mmHg, anidride carbonica:
0,03%=0,21 mmHg, ed altri gas rari come ozono, neon, cripton,
elio, idrogeno ecc.); la somma delle pressioni parziali dei singoli
gas costituisce la pressione barometrica totale. Essendo l'ossigeno
un costituente fondamentale presente in atmosfera, con l'altitudine
diminuirà proporzionalmente stabilendo la quota di aria
inspirabile, quindi di ossigeno alveolare, che si traduce in ultima
analisi in una diminuzione dell'ematosi del sangue e dei tessuti.
A partire da quote pari a 3000 metri la sofferenza di tessuti
poco ossigenati trova una prima modalità di difesa di tipo
compensatorio attraverso la quale l'organismo cercherà
di sopperire alla diminuzione dell'ossigeno; ciò avviene
con un aumento della ventilazione polmonare che si traduce in
un deciso incremento della profondità e della frequenza
degli atti respiratori. Naturalmente, questo meccanismo sarà
più importante man mano che il livello altitudinale andrà
aumentando. L'accresciuta ventilazione polmonare trae origine
dai chiemiocettori cardio-aortici e seno-carotidei, sensibili
alle variazioni dell'O2, da cui partono eccitazioni che si riflettono
sui centri respiratori instaurando iperventilazioone polmonare.
Altre manifestazioni fisiologiche constatabili sono la frequenza
cardiaca (da 70-80 pulsazioni al minuto si passa a 120-130 pulsazioni).
Lo stadio finale dell'ipossia ipossica estrinseca un quadro molto
pericoloso che va dal respiro irregolare, alle aritmie cardiache,
fino alla ipotensione arteriosa, per giungere infine al collasso
circolatorio con perdita di coscienza.
Infine, una nota sulle condizioni di chi respira ossigeno puro
in alta quota, equiparabile alle medesime condizioni respiratorie
di chi si trova al livello del mare, con evidente e completo benessere
psico-fisico.
EDEMA
POLMONARE
DECOMPRESSIONE
ESPOLOSIVA
AEROEMBOLISMO
EFFETTI
MECCANICI DA RAPIDE ASCENSIONI IN QUOTA
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