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Ozono
     
       
   

 

 

 

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WHO - STRATOSFERIC OZONE DEPLETION, UV RADIATION AND HEALTH


OZONO STRATOSFERICO - FORECAST
Courtesy http://bascoe.oma.be/

STRATOSFERIC RESEARCH GROUP
Courtesy http://strat-www.met.fu-berlin.de/


OZONOALERT(Smog di Los Angeles)

SMOGALERT(Smog di Londra)


ALCUNI LINKS

EUROPEAN OZONE RESEARCH COORDINATING UNIT (UK)

http://www.atm.ch.cam.ac.uk/tour/(UK)

http://europa.eu.int/comm/environment/ozone/index.htm

http://sedac.ciesin.org/ozone/(USA)


BUCO DELL'OZONO

Durante gli ultimi vent'anni sono aumentati in misura esponenziale studi ed osservazioni metodiche su molti processi che controllano l'ozono atmosferico ad altezze comprese fra 10 e 25 km. Si è giunti alla conclusione che le attività antropiche sono sicuramente responsabili nella modifica della quantità complessiva di ozono atmosferico ad alta quota e contemporaneamente anche la sua distribuzione verticale.
Il motivo che sta alla base delle continue preoccupazioni risiede nel fatto che;

l'ozono ad alta quota è l'unico gas atmosferico in grado di schermare le dannose radiazioni solari ultraviolette (UVB), evitando che queste giungano al suolo in misura elevata, determinando effetti deleteri sulla salute degli esseri viventi come:
- carcinomi cutanei, specie melanomi;
- cataratte anche in età abbastanza giovane;
- soppressione del sistema di difesa immunitario;
- danni anche alla produttività degli ecosistemi acquatici e terrestri.


UV INDEX REAL TIME (EUROPA)

UV INDEX REAL TIME- GLOBALE
UV DAILY DOSE

Courtesy: Institute of Medical Phisics and Biostatistic


I cambiamenti nella distribuzione verticale dell'ozono sono certamente in grado di alterare il profilo della temperatura dell'atmosfera e di modificare in conseguenza il clima, sia su scala mondiale globale che su scale inferiori. Non è al momento semplice puntualizzare con esattezza la tendenza alla diminuzione dell’ozono a causa delle ampie oscillazioni naturali, temporali e spaziali della sua concentrazione nell'atmosfera, anche per il fatto che le prime osservazioni sono iniziate solo all'inizio degli anni '80. Non sono quindi del tutto affidabili da un punto di vista strettamente statistico.
Già nel 1986 la NASA ha però avviato un'approfondita revisione dei dati sull'ozono stratosferico, congiuntamente alla Federal Aviation Admistration (FAA),
alla National Oceanic and Atmospheric (NOAA), alla World Meteorological Organization (WMO) e alla United Nations Enviroment Program (UNEP) con la partecipazione di numerosi scienziati, avviando un ampio programma finalizzato alla valutazione dei suoi cambiamenti della composizione chimica e della struttura fisica, in modo particolare nella stratosfera.
Si è così riusciti a dimostrare quanto l’ozono stratosferico sia in continua e costante diminuzione, già dalla fine anni 60. Per quanto riguarda il nostro emisfero, il calo di concentrazione è stato evidenziato in modo particolare fra le latitudini comprese fra 30° e 65°, con intensità maggiore durante i mesi invernali.
Con l’avvento dei satelliti meteorologici, le misure sono divenute molto più precise, a cadenza giornaliera, in modo particolare per le regioni artiche ed antartiche. I mezzi di informazione hanno giustamente amplificato il fatto; è stata anche coniata l'espressione "buco dell’ozono”.
Le diminuzioni più significative sono state osservate nel mese di ottobre, anche se i valori minimi si riscontrano principalmente in settembre, quando il sole sorge sulla regione polare. La diminuzione maggiore si nota poi in modo particolare in condizioni di vortice polare indisturbato (la forte circolazione atmosferica centrata sull'area polare) e di temperature particolarmente rigide.
La diminuzione dei valori di ozono, come già detto, si osservai soprattutto intorno ai 25 chilometri di altezza.
Dopo accurate ricerche si è appurato che sono i clorofluorocarburi (CFC) i maggiori responsabili dell’impoverimento dell'ozono stratosferico.
Essi sono contenuti nei solventi, negli agenti schiumogeni, nei fluidi refrigeranti dei frigoriferi, degli impianti di climatizzazione obsoleti e nei propellenti per bombolette spray.

Dalla fine degli anni Settanta, fortunatamente, questi sono stati prodotti in misura sempre decrescente in seguito alle restrizioni al loro uso introdotte da alcuni paesi proprio per la minaccia che essi rappresentano per l'ozono stratosferico. Da allora l'uso complessivo dei CFC ha continuato ad aumentare di circa il 4% all'anno, mentre la produzione complessiva è scesa di almeno il 50 per cento.
La decomposizione dell'ozono per azione fotochimica dei CFC avviene quasi totalmente nella stratosfera. All'inizio degli anni '80 le concentrazioni atmosferiche di CFC-11 e CFC-12 aumentavano ogni anno del 6% circa.

Nel 1985 è stata firmata una Convenzione per la protezione dello strato di ozono che impegna i paesi contraenti a regolamentare la produzione di CFC.
Con il protocollo di Montreal del 1987 è stata concordata una riduzione del 50% nella produzione di CFC entro il 1999 (riduzione sostanzialmente rispettata). Nell'incontro di Londra nel giugno 1990, gli stessi firmatari hanno concordato l'eliminazione della produzione di CFC e del tetracloruro di carbonio entro il 2005. È' stato inoltre stabilito che i CFC idrogenati (HCFC) possono essere utilizzati solo nei casi di non disponibilità e i prodotti alternativi meno dannosi per l'ozono e che comunque dovranno essere eliminati non oltre il 2040.

A livello planetario il buco dell'ozono in Antartide desta ben più ampie preoccupazioni. Cambiamenti di un certo peso in ambiente antartico potrebbero assumere un ruolo importante anche ad altre latitudini e contribuire così ad una riduzione della quantità mondiale di ozono, senza contare gli effetti di una maggiore intensità della radiazione ultravioletta sui ghiacci di tutto il Polo sud. La fusione di appena l'1 per cento della quantità dei ghiacci antartici porterebbe ad una inevitabile crescita del livello degli oceani, calcolata fra 2 e 6 centimetri, ad una consecutiva alterazione dell'equilibrio salino oceanico, con forti ripercussioni in termini di evaporazione e di scambio idroigrometrico con l'atmosfera.
Tracce di impoverimento dello strato do ozono durante il periodo invernale alle medie ed alte latitudini dell'emisfero settentrionale, sono già state registrate e sono maggiori di quelle previste dai modelli fotochimici.

Gli effetti antropici sulle diminuite concentrazioni di ozono possono essere da qualche anno simulati mediante modelli atti a fornire qualche indicazione di massima per i prossimi anni o decenni. I modelli unidimensionali sono impiegati per prevedere i cambiamenti nel contenuto e nella distribuzione verticale di ozono e della temperatura della colonna totale, ma non possono essere usati per prevedere le distribuzioni in funzione della latitudine e della longitudine o della stagione.
I modelli bidimensionali calcolano invece le distribuzioni dell'ozono e della temperatura in funzione della latitudine e della stagione. Solo da pochissimo tempo sono impiegati anche i modelli tridimensionali, utili per analizzare tutte le possibili correlazioni tra i processi chimici, radiativi e dinamici che condizionano la distribuzione dell'ozono e della temperatura.


L'effetto più dannoso della contrazione della densità dello strato di ozono troposferico, sta nel sensibile aumento della quantità di radiazioni UVA e UVB che raggiungono la superficie terrestre. A queste è addebitato il forte aumento delle patologie neoplastiche della pelle, in particolare dei melanomi, nonché delle forme di cataratta precoce. L'intensità della radiazione ultravioletta è tuttavia soggetta a molte variazioni, legate soprattutto a fattori atmosferici locali come la trasparenza dell'aria, la presenza di aerosol, l'angolo di incidenza dell’inclinazione solare (latitudine e stagione) e la copertura del cielo.
Come si può notare dalla tabella, le condizioni di massima irradiazione ultravioletta si hanno nei mesi estivi in caso di cielo sereno e atmosfera limpida, quando l'indice della radiazione ultravioletta si spinge fino a valori elevati (9-11). Si faccia attenzione alle varie categorie di radiazione e al loro indice di intensità.

 

CATEGORIA INDICE UV TEMPO MASSIMO
DI ESPOSIZIONE PER EVITARE
UN ERITEMA CUTANEO

ESTREMA

MAGGIORE DI 9.0 MENO DI 15 MINUTI
ALTA DA    7.0 A 8.9 20 MINUTI CIRCA
MODERATA DA    4.0 A 6.9 30 MINUTI CIRCA
BASSA MINORE DI 4.0 UN’ORA O PIÙ

 

Si noti in particolare la diminuzione dell'intensità ultravioletta in corrispondenza della parziale o totale copertura del cielo.

CIELO SERENO CIELO NUVOLOSO CIELO COPERTO

11.0

6.6

3.3

10.0

6.0

3.0

9.0

5.4

2.7

8.0

4.8

2.4

7.0

4.2

2.1

6.0

3.6

1.8

5.0

3.0

1.5

4.0

2.4

1.2

3.0

1.8

0.9

 


OZONO E CLOROFLUOROCARBURI