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Le
meteoropatie in generale dipendono dal mutamento degli eventi
atmosferici e/o dal passaggio di sistemi nuvolosi in seno alle
perturbazioni in arrivo. Quest’ultime, in soggetti predisposti,
accentuano la neurolabilità, la termolabilità, la
vasculolabilità e conseguentemente anche la meteorolabilità
per diminuzione delle difese organiche e quindi della resistenza
naturale, sviluppatasi nel corso delle ere, alla variazione degli
elementi atmosferici, specie se violenti ed improvvisi, con progressiva
diminuzione della soglia del dolore, in modo particolare nelle
malattie croniche.
I mutamenti degli eventi atmosferici, specie a scala locale, divengono
così fattori scatenanti su un terreno già predisposto.
Gli aspetti più importanti di queste modificazioni dipendono
dalla sollecitazione, a volte anche intensa, di tutto il sistema
di neurotrasmettitori, neuromodulatori e neuroormoni che, partendo
dalla corteccia cerebrale in toto, ma in modo particolare dalla
zona frontale e prefrontale, attraverso un meccanismo di va e
vieni con il sistema limbico, denominato biofeeback, si proietta
sull’ ipotalamo, l’amigdala, l’ippocampo e la
sostanza reticolare.
Dall’ipotalamo partono poi stimolazioni a tutto l’asse
ipofiso-tiroido-cortico-surrenale e di qui a tutti gli organi
interessati con il coinvolgimento anche del sistema neurovegetativo
e dei vasi sanguigni.
L’ansia e lo stress costituiscono una delle più comuni
componenti della normale reazione emozionale dell’uomo a
svariate situazioni ambientali più o meno favorevoli o
sfavorevoli alla qualità di vita e all’omeostasi.
Fanno comunque parte di un indispensabile e normale meccanismo
di allerta dell’organismo, ma solo se sono adeguati alle
caratteristiche oggettive delle varie situazioni-stimolo.
Tutto ciò per una migliore risposta sul piano fisico e
fisiologico, sia biologica che comportamentale agli stimoli esterni
e quindi necessaria per la sopravvivenza.
Se ci troviamo in una situazione di stress, dovuto ai molteplici
impegni della vita di relazione, specie sul lavoro, parliamo di
stress normale, che si può classificare come “Stato
di impegno neurofisiologico, ormonale e ghiandolare”.
In questo caso possiamo usare il termine di eustress.
Se invece siamo ai limiti della neuropatologia si parla di distress.
Uno stato di stress protratto per un certo periodo di tempo genera
invece uno stato d’allerta dell’organismo difficile
da controllare. Si entra allora nello stato di iperstress anche
in assenza di uno stimolo continuo, che diviene cosi sintomo-malattia
con tutte le conseguenze neurofisiologiche e neuropatologiche
dipendenti dall’ansia protratta e/o dall’ansia anticipatoria.
L’ansia protratta e l’iperstress favoriscono reazioni
e/o alterazioni neuroendocrine con deciso aumento dei livelli
ematici di adrenalina e noradrenalina, dei livelli di ACTH e di
cortisolo, dell’ormone somatotropo, della prolattina e degli
ormoni tiroidei. Si può notare anche, ma non sempre, un
aumento delle beta-endorfine plasmatiche.
Durante gli episodi di ansia/stress esistono anche alcune alterazioni
psicofisiologiche e dell’equilibrio neurovegetativo con
diminuzione dell’ampiezza e aumento della frequenza delle
onde all’EEG, della tensione muscolare generale e/o distrettuale,
della frequenza cardiaca, con frequenti episodi di extrasistolia
e tachicardia e della pressione arteriosa sistolica, in modo quasi
specifico nelle ore serali per vasocostrizione periferica. Si
nota anche aumento della frequenza del respiro con irregolarità
respiratorie, modifica della secrezione e motilità gastrointestinale
con episodi di reflusso gastroesofageo, dilatazione pupillare,
aumento della sudorazione cutanea, spiccato aumento dei riflessi
nervosi periferici ed infine modico aumento del consumo di ossigeno.
In questi casi il soggetto vive una condizione di difficoltà
psicofisiologica alla quale cerca di reagire con specifici disturbi
denominati somatoformi.
I mutamenti dei fattori atmosferici, specie se improvvisi, aggravano,
nei soggetti iperstressati, sia i disturbi somatoformi come pure
le malattie a carattere cronico, in modo particolare le artroreumopatie,
conferendo al soggetto un quadro neurofisiopsicopatologico di
grado da moderato ad elevato e uno stato di sofferenza fisica
acuto e prolungato, almeno fino alla scomparsa delle cause scatenanti.
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